Australia propone tassa sulle Big Tech per finanziare il giornalismo
L'Australia propone una tassa del 2,25% sulle entrate locali delle Big Tech per finanziare il giornalismo.
L'Australia ha recentemente presentato una proposta legislativa che impone alle principali piattaforme digitali, come Meta, Google e TikTok, di compensare i media locali per i contenuti giornalistici condivisi sulle loro piattaforme. In caso contrario, queste aziende dovranno affrontare una tassa del 2,25% sulle loro entrate locali. Questo provvedimento mira a sostenere il settore giornalistico australiano, che ha subito sfide significative negli ultimi anni a causa della crescente digitalizzazione e della concentrazione del traffico informativo sulle piattaforme online.
Il contesto della proposta
La proposta, denominata News Bargaining Incentive (NBI), rappresenta il secondo tentativo del governo australiano di garantire che le piattaforme digitali contribuiscano finanziariamente al giornalismo locale. Nel 2021, era stato introdotto il News Media Bargaining Code, che obbligava le piattaforme a negoziare accordi commerciali con i media. Tuttavia, alcune aziende hanno eluso questi obblighi rimuovendo i contenuti giornalistici dalle loro piattaforme, riducendo l'efficacia della legge. La NBI mira a colmare questa lacuna, imponendo una tassa diretta alle piattaforme che non raggiungono accordi con i media locali.
Dettagli della News Bargaining Incentive
Secondo la proposta, le piattaforme con entrate locali superiori a 250 milioni di dollari australiani e almeno 5 milioni di utenti sui social media o 10 milioni di utenti nei servizi di ricerca saranno soggette a una tassa del 2,25% sulle loro entrate locali, a meno che non raggiungano accordi commerciali con i media australiani. Se le piattaforme stipulano accordi con i media, la tassa può essere ridotta fino al 1,5%. Si prevede che la tassa genererà tra 200 e 250 milioni di dollari australiani all'anno, con i fondi destinati a sostenere il giornalismo locale. Il governo distribuirà i fondi alle organizzazioni giornalistiche in base al numero di giornalisti impiegati da ciascuna.
Reazioni delle piattaforme tecnologiche
Le principali piattaforme hanno espresso preoccupazioni riguardo alla proposta. Meta ha definito la tassa una "tassa sui servizi digitali" ingiustificata, sostenendo che le organizzazioni giornalistiche pubblicano volontariamente contenuti sulle loro piattaforme e traggono vantaggio da questa esposizione. Google ha affermato che la proposta ignora gli accordi commerciali esistenti e non tiene conto dei cambiamenti nel mercato pubblicitario. TikTok non ha rilasciato commenti ufficiali al momento.
Implicazioni per il settore tecnologico e mediatico
Questa iniziativa solleva interrogativi sul ruolo delle piattaforme digitali nel finanziamento del giornalismo e sulla sostenibilità dei modelli di business dei media tradizionali. Se la proposta dovesse essere approvata, potrebbe fungere da precedente per altri paesi che affrontano sfide simili nel sostenere il giornalismo locale in un'era digitale. Inoltre, potrebbe spingere le piattaforme a rivedere le loro politiche riguardo alla condivisione dei contenuti giornalistici e alle relazioni con i media.
Conclusione
- Nuove misure fiscali per il giornalismo: L'Australia propone una tassa sulle Big Tech per finanziare i media locali.
- Incentivi per accordi commerciali: Le piattaforme possono evitare la tassa stipulando accordi con i media.
- Reazioni contrastanti: Le aziende tecnologiche esprimono preoccupazioni riguardo alla proposta.
- Possibili implicazioni globali: La proposta potrebbe influenzare politiche simili in altri paesi.
- Futuro del giornalismo locale: La misura mira a sostenere la sostenibilità dei media tradizionali in un contesto digitale.